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RSA: Giustizia per le persone fragili esposte al Coronavirus

L'avvocato inchioda Conte: "Non diede le linee guida sulle Rsa"

Il caso Rsa nel mirino della magistratura e anche al centro del dibattito politico, con le accuse alle regioni. Ma l'avvocato Paolo Vinci, esperto di sanità da trent'anni, punta il dito contro Roma: "Nonostante le indicazioni dell’Oms non ha fatto prevenzione e previsione del rischio, e non ha dato alcuna linea guida per la gestione dell’emergenza"

Rsa. Le residenze sanitarie assistenziali sono finite nell'occhio del ciclone, nel mirino della magistratura e anche al centro del dibattito politico, con le accuse del centrosinistra alla regione Lombardia di Attilio Fontana.

Sul caso del Pio Albergo Trivulzio – e sulla rete delle Rsa lombarde – indagano i giudici, la Guardia di Finanza e gli ispettori del ministero della Salute, con l'obiettivo di fare chiarezza sulla gestione di anziani e pazienti Covid, visto l'elevato numero di decessi nelle case di riposo meneghine e della regione, per presunte carenze e omissioni nella gestione dei malati di coronavirus portati e curati nelle strutture in questione.

Il governatore della Lega si è difeso dagli attacchi ricordando come la sua regione sia stata lasciata sola dal governo – senza mascherine e senza tamponi – e di come la sua giunta abbia seguito le indicazioni dei tecnici.

Per fare chiarezza sulla spinosa questione, andando a ricercare dove e chi ha sbagliato, ilGiornale.it ha contattato l'avvocato Paolo Vinci, esperto di sanità da oltre trent'anni. Che sottolinea in primis l'errore, il peccato originale del governo centrale di Roma, dal quale non è arrivata né è stata adottata "alcuna linea guida per la gestione di emergenze di questo tipo". Lo Stato, spiega Vinci, si è reso protagonista di una "carenza assoluta di prevenzione e di previsione del rischio incombente". Con l'avvocato, nelle scorse settimane, avevamo già toccato il nodo dello scudo penale (l'emendamento è stato poi ritirato) per i medici-eroi impegnati nella lotta al Coronavirus, e di come questo, in realtà rischiava, o meglio mirava a dare "protezione alle figure gestionali o amministrative, senza dare in verità protezione a chi indossando camice, mascherina e guanti (nei pochi casi in cui erano disponibili), è sceso nelle trincee delle corsie ospedalieri".

Bisogna capire perché – prosegue il legale – "luoghi in teoria sicuri come le Rsa, perché destinati a persone anziane, invalide, non autosufficienti e dunque fragili, si sono trasformati in pericolosissimi focolai di morte certa". Sotto il profilo meramente giuridico, aggiunge, a un ospite sano infettato dal coronavirus in ospedale o Rsa, "deve rispondere civilmente la struttura". E quando gli chiediamo se esiste il rischio di un boom di cause legali avanzate dagli eredi dei pazienti Rsa defunti, Vinci risponde così: "Si, il rischio c'è. E sotto questo aspetto personalmente non agirei sotto il profilo penale – tra perizia autoptica e la regola dell'"oltre ragionaevole dubbio" – bensì su quello civile, dove vale il "più probabile che non".

Sulla Rsa si è consumato lo scontro tra Lombardia e Roma – e le dirigenze delle Rsa stesse – arricchito dalle faziose polemiche politiche di certa politica e di certa stampa, che hanno voluto puntare il dito contro Fontana e la sua giunta. Ma, come ben ricorda l'avvocato, "casi assolutamente analoghi si sono verificati soprattutto nel Lazio, dove la Magistratura dovrà necessariamente muoversi (cosa che in questo momento non mi sembra sia stata ancora fatta), ma anche in alcune regioni del Sud, come in Calabria ed in Puglia".

Vinci fa chiarezza: "Mai come in questa occasione una reale opera di approfondimento istruttorio è opportuna e, anzi, assolutamente doverosa. Perché, di fatto, si è dovuta constatare, sia a livello nazionale che regionale, l'assenza di apposite linea guida per far fronte ad emergenze simili. E questo, si badi, malgrado le indicazioni esistenti già dal 2004, dopo l'epidemia da Sars". E aggiunge: "Bisognerà innanzitutto verificare se e in quale misura vi siano state delle responsabilità governative, regionali e dirigenziali nella gestione di pazienti già di per sé appartenenti ad una fascia d'età particolarmente fragile. Con una valutazione giuridicamente seria, obiettiva e sostenibile sotto il profilo del nesso causale e delle vere responsabilità, scevra da valutazioni personali e faziose prove di rilievo scientificamente giuridico".

Dicevamo delle linee guida. Ecco, il punto di riferimento sono quelle mediche internazionali accettate e accreditate dalla comunità scientifica mondiale, ovvero quelle dell'Oms: "Ormai da molti anni l'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva preparato un'apposita check-list a beneficio dei suoi Stati membri, che rifletteva l'opinione degli esperti internazionali sul tema della pianificazione della preparazione alla pandemia influenzale. Sin dall'inizio, l'obiettivo di questa pianificazione era stato quello di permettere ai Paesi di essere meglio preparati a riconoscere e fronteggiare un'influenza pandemica, in modo da ridurre la trasmissione del virus, da far diminuire i casi, i ricoveri e le vittime, da mantenere i servizi essenziali e da ridurre l'impatto sociale e economico di una pandemia influenzale".

Ecco perché – prosegue ancora Vinci - "risulta quindi fondamentare, per prima cosa, andare a valutare dettagliatamente le modalità con le quali chi ha gestito l'emergenza ha effettivamente interpretato, messo in pratica, tradotto le raccomandazioni internazionali". Ma non solo, visto che, "occorre valutare scrupolosamente, caso per caso, struttura per struttura ed anche paziente per paziente, l'operato di chi ha gestito l'emergenza all'interno delle Rsa. Se infatti fossero confermate le modalità con le quali l'emergenza è stata affrontata (assenza di tamponi, dispostivi di rianimazione, ventilatori, mascherine o altri Dpi, mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro, assenza del documento di valutazione del rischio biologico), non potrebbe non lasciare del tutto sconcertati l'incapacità di gestire questa emergenza da parte delle Rsa pubbliche o private coinvolte", dichiara ancora il legale esperto di Sanità.

Vinci, dunque, considera "infelice" la delibera dell'8 marzo di regione Lombardia con la quale chiede alle Rse del territorio di "farsi carico di pazienti Covid 'lievi' per alleggerire gli ospedali sotto pressione". Ma è qui che c'è un grosso "ma": è lo Stato italiano, il governo, che a monte ha la responsabilità principale. Motivo per il quale, Vinci, chiosa ricordando le responsabilità di Roma: "Alla magistratura, ora, il compito di fare chiarezza su quanto avvenuto, esaminando caso per caso e paziente per paziente, ma partendo sempre dall'indispensabile considerazione che, nonostante le chiare indicazioni internazionali, in Italia, a livello di Stato centrale, alcuna linea guida per la gestione di emergenze di questo tipo fosse ancora stata adottata. Carenza assoluta di prevenzione e di previsione del rischio incombente. E questo nonostante il pericolo fosse stato, da tempo, qualificato come attuale e cogente".

 

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